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venerdì 25 gennaio 2013

LA CONOSCENZA PRATICA COME TERRENO DI COLTURA DI UNA NUOVA RINASCITA


Cultura e Società Salute e Ambiente
“Quando l’intelligenza artificiale e la capacità funzionale e logica delle macchine, risulteranno, essere superiori, più affidabili e produttive di ogni altro intervento umano (che sia fisico o cognitivo), avremo perduto per sempre ogni residuo di libertà – Oggi (23 gennaio 2013), è giunto il tempo di fare “ritorno a casa” – accendere il camino e all’indomani, con il primo sorgere del sole, cominciare a zappare. Diversamente, per noi, sarà schiavitù e prigionia”. 

 di Gianni Tirelli
Abbiamo perduto la primordiale forza di volontà e lo spirito di sacrificio. Il nostro di livello di sopportazione del dolore si è estinto e, con lui, ogni capacità di adattamento.
Oggi il Sistema è saturo; bloccato. Ogni tentativo di rianimarlo, immettendo sul mercato nuova mercanzia, non fa che peggiorare il suo stato. Sarebbe come se un medico, per curare una pericolosa indigestione, costringesse il suo paziente ad una solenne abbuffata. Il Sistema, come il paziente indigesto, in preda a crampi, conati e nausee, sarà più propenso a vomitare, per liberarsi dalla schiavitù di un disagio non più sopportabile, e dal rischio di collassare. L’indigestione, in questo caso, è simbolica di un consumismo,sfrenato, selvaggio e senza regole che ha congestionato ogni settore della nostra società. Nel bisogno di espellere per liberarsi, possiamo individuare l’ineludibile necessità di fare ritorno ad un passato, regolato dall’impianto etico originario; dalla consapevolezza, dalla conoscenza e dalla ragionevolezza.

 Nel preciso momento in cui, l’individuo libero del passato, ha perduto la sua autonomia, autosufficienza e indipendenza materiale, consegnandosi spontaneamente, nelle mani del Sistema Bestia, ha tradotto e trasformato la sua esistenza nella peggiore delle schiavitù: “LA DIPENDENZA DAL BISOGNO”.

Abbiamo perduto la primordiale forza di volontà e lo spirito di sacrificio. Il nostro di livello di sopportazione del dolore si è estinto e, con lui, ogni capacità di adattamento, un valore che fin dall’alba dei tempi, aveva caratterizzato e contraddistinto la natura umana e animale. Non siamo che un branco di asini ammaestrati, privati del più remoto barlume di vera cultura, vera conoscenza e sana tradizione. Non sappiamo costruire una casa, un tavolo, una sedia, aggiustare una qualsiasi cosa, seminare, zappare, coltivare un orto, potare un albero, organizzare un pollaio, macellare un maiale. Sappiamo tutto di ogni cosa (inutile, effimera e invalidante) ma, di ciò che veramente serve ad un uomo, vaghiamo come ombre dentro buio più totale!!

Quando l’intelligenza artificiale e la capacità funzionale e logica delle macchine, risulteranno, essere superiori, più affidabili e produttive di ogni altro intervento umano (che sia fisico o cognitivo), avremo perduto per sempre ogni residuo di libertà. Oggi (23 gennaio 2013), è giunto il tempo di fare “ritorno a casa” – accendere il camino e all’indomani, con il primo sorgere del sole, cominciare a zappare. Diversamente, per noi, sarà schiavitù e prigionia!
Pertanto, quando sento ancora parlare di sviluppo e crescita, come i soli strumenti idonei per combattere la crisi del capital/liberismo, mi vengono i brividi e, ancora di più, prendo coscienza di quanto, le conquiste di questo secolo, siano state nefaste per tutta l’umanità.

Il Sistema Bestia, ha già programmato un piano di sterminio globale, per contrastare le inevitabili rivoluzioni e sommosse che si accenderanno su tutto il pianeta, per via dell’acqua, dell’energia e della cibo. Per tanto, il Sistema, non va combattuto, ma isolato in attesa che si spenga in solitudine. Dobbiamo dunque aiutarlo a morire, in una sorta di benevola e cristiana eutanasia, recidendo di netto i suoi canali di alimentazione.
Si, siamo alla fine, comunque la si voglia immaginare!! Il Sistema – politico, economico, finanziario e mediatico – è sul punto di collassare e, se ci troveremo impreparati ad affrontare gli eventi, le possibilità di sopravvivere, sono quasi nulle.
Tornare al passato, dunque, è il percorso più praticabile e meno utopico, contrariamente del perseverare in questa direzione. Solo con un radicale intervento di riconversione del Sistema Liberista Relativista, potremo limitare i danni di una tragedia annunciata dai contorni apocalittici. Alla disoccupazione dilagante del comparto industriale, dobbiamo rispondere con un ritorno, alla terra. Altre soluzioni non ce ne sono e, “chi tardi arriva, male alloggia!” Per tale motivo, mi concedo il vezzo di elargire alcuni consigli, attenendoci ai quali, saremo in grado di affrontare il prossimo futuro con relativa serenità.
Come prima atto, dovremmo smantellare tutte quelle fabbriche della morte che producono cose inutili, inefficaci e dannose, che sono responsabili, del 90%, di tutti i danni procurati all’ecosistema, all’economia e alla salute dell’uomo. Il secondo passo consiste nell’abbandonare definitivamente le città per ripopolare i vecchi borghi abbandonati, da Nord a Sud. In seguito, dovremmo acquistare, occupare e, in caso, espropriare, appezzamenti di terra, grandi o piccoli che siano, e cominciare a zappare, seminare e raccogliere. L’adattarsi alla nuova condizione – rinunciando finalmente a tutta quella montagna di falsi bisogni, interminabili perdite di tempo e frustrazioni connesse – farà scattare dentro di noi, insospettabili meccanismi da lungo tempo assopiti, e ci accorgeremo, in breve tempo, di possedere risorse inimmaginabili e una capacità di adattamento sorprendente.
In questo modo, ogni forma di speculazione verrebbe vanificata, e smantellate le concentrazioni di potere che, da troppo tempo, condizionano le regole del mercato a scapito di produttori e consumatori. Questa – che è la parte marcia della filiera alimentare – deve essere asportata come un cancro maligno, per essere integrata dal lavoro pulito di migliaia di persone che, dall’industria della chimica, si riversano nell’agricoltura tradizionale.
Il prezzo di ogni prodotto, sarà deciso all’origine dal produttore che, finalmente, comincerà ad assaporare i frutti della sua fatica. Questa operazione di bonifica (o meglio di “derattizzazione”) innescherà fiducia e voglia di fare meglio, con beneficio dei consumatori. Tutti quegli intermediari parassiti, un tempo in affari con l’Industria agro alimentare, svaniranno magicamente e, costretti a rimboccarsi le maniche, comprenderanno il sacrificio di un onesto e dignitoso guadagno.
Quando questo accadrà, i territori industrializzati, che hanno fatto del progresso tecnologico, la loro bandiera (noncuranti delle conseguenze e controindicazioni di una tale scelta insensata), pagheranno il prezzo della loro ignoranza e stupidità. Gli individui ancora integri, non contaminati (per ragioni di circostanze e di opportunità), diversamente, approfitteranno della loro condizione (un tempo derisa e vilipesa) per mettere a frutto la loro conoscenza, terreno di coltura di una nuova rinascita.

Fonte: http://www.oltrelacoltre.com/?p=15377

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